L’ESORCISTA- IL CREDENTE

Regista: David Gordon Green

Cast: Leslie Odom Jr., Ann Dowd, Jennifer Nettles, Norbert Leo Butz, Lidya Jewett, Olivia O’Neill, Ellen Burstyn, Raphael Sbarge, E.J. Bonilla, Linda Boston, Okwui Okpokwasili, Richard Carr III

Genere: Horror

Durata: 121 minuti

Cinema Garibaldi di Piazza Armerina

DAL 13 AL 18 OTTOBRE

1° SPETTACOLO alle ore 19:00

2° SPETTACOLO alle ore 21:30

Trama:

Angela nasce sotto una cattiva stella. Vittima di un terremoto ad Haiti quando è ancora nel grembo materno, il suo stesso concepimento è legato a una dolorosa scelta paterna. Tredici anni dopo sembra una ragazza serena e perfettamente integrata, ma in segreto coltiva la speranza di comunicare con lo spirito della madre e, insieme all’amica Katherine, compie un rito magico proibito. Anziché con la madre di Angela, le due ragazze entreranno in contatto con un’entità maligna che si impossesserà del loro corpo. Per comprendere quel che sta accadendo alle figlie, i genitori delle ragazzine si rivolgono a Chris McNeil, madre di Regan, oggetto 50 anni prima di un celebre caso di possessione demoniaca.

Ormai specializzato in sequel tardivi di brand storici del cinema horror, David Gordon Green arriva a riesumare L’esorcista, dopo aver fatto altrettanto con Halloween.

La trilogia dedicata a Michael Myers si è conclusa in chiaroscuro, con alternanza di momenti più o meno riusciti fino a un epilogo fallimentare. L’esorcista: Il credente è il risultato di un’operazione analoga, che si ricollega al capostipite del 1973 di William Friedkin, dimenticando tutti i sequel e propaggini che si sono succeduti negli anni. Laddove quel riconosciuto capolavoro del genere rivive costantemente, sotto forma di restauro o celebrazione, senza perdere un’oncia del proprio potenziale di terrore, a Green tocca l’arduo compito di dimostrarsi all’altezza, introducendo personaggi nuovi e situazioni inedite.

Cercare di accontentare i maniaci del franchise e attrarre nuovi spettatori si rivela da subito un compito improbo. La fase di costruzione che prepara al climax è particolarmente lunga e sceglie di ripercorrere l’andamento di Friedkin: un inizio “esotico” (là in Iraq, qui ad Haiti), le premesse della possessione e infine la consapevolezza di quanto avvenuto che conduce all’esorcismo finale. Green si avvale di un montaggio frenetico, congegnato per innervosire lo spettatore e trasmettergli inquietudine.

Un approccio interessante, che lascia spazio a un minimo di approfondimento dei personaggi, prima di riportare in scena la novantenne Ellen Burstyn, deus ex machina laico, che sembra sfatare la tradizione dell’esorcismo come pratica riservata a un ecclesiastico dalla fede incrollabile. L’inevitabile redde rationem con il Maligno sviluppa ulteriormente l’intento di secolarizzazione horror, attraverso un rito collettivo “inclusivo”, che affianca al prete cattolico una veggente africana esperta di pratiche rootwork. Qui le forzature di sceneggiatura scricchiolano pericolosamente, sotto i colpi di un pervasivo politically correct più attento a bilanciare e compensare che a costruire una narrazione realmente disturbante.

Spesso si scade nel ridicolo, con il personaggio di Burstyn che parla pacatamente a solo un giorno di distanza da un trauma violento e indelebile, o con accenni maldestri a entità demoniache che vorrebbero costituire un’alternativa al suggestivo Pazuzu di L’esorcista, aprendo fili narrativi talmente poco credibili da essere immediatamente abbandonati e volutamente lasciati nel vago.

Quando l’horror si preoccupa di scontentare qualche minoranza più che di terrorizzare facendo leva sulle nostre fragilità e sulla nostra incredulità di fronte al soprannaturale, l’esito è puntualmente disastroso. In conclusione, la lungamente attesa escalation orrorifica delude e si rivela ben più timida rispetto al film del ’73: se quella era una visione capace di disturbare il sonno a distanza di mesi, qui la sospensione dell’incredulità non scatta mai. L’audacia di intraprendere un sequel simile avrebbe dovuto essere corredata da un’equivalente dose di coraggio e temerarietà.